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Il tempo libero, come aspetto importante nell’educazione ed integrazione delle persone disabili, è una “scoperta” piuttosto recente. Fino a qualche tempo fa, infatti, la quasi totalità degli studi e dei programmi educativi, attribuivano una netta priorità ad altre problematiche, come la riabilitazione e l’inserimento scolastico e lavorativo, considerate più pressanti e ritenute garanti di un soddisfacente livello di benessere. 

Questa impostazione ha limitato l’integrazione delle persone disabili escludendo ambiti rilevanti, quali la socialità, lo svago e lo sport. 

L’area del tempo libero è dunque uno spazio che può essere arricchito di esperienze importanti per lo sviluppo e per il benessere psicofisico.

Attraverso un progetto strutturato è possibile costruire una nuova opportunità di accoglienza della persona disabile,  guidandola in un proprio percorso esistenziale con l’importante obiettivo di migliorare la qualità della sua vita favorendo la costruzione di una maggior autonomia di pensiero e una conseguente miglior immagine di se.

Infatti, la maggior parte dei ragazzi e degli adulti diversamente abili, compresi coloro che sono già impegnati in attività educative e/o lavorative giornaliere, sente l'esigenza di ampliare la propria vita di relazione anche al di fuori degli schemi e dei ruoli in cui è ristretta per effetto della disabilità.

Per altro verso, superata l'età della scolarizzazione, se non possono essere integrati in Centri Socio Educativi o di indirizzo professionale sulla base dello loro abilità, questi adolescenti sono costretti ad un isolamento forzato poichè le famiglie, il più delle volte, non sono in grado di attivare strategie di svago condivise e continuative che prevedano la sperimentazione di momenti e contesti stimolanti in iterazione con la collettività.

In conseguenza di ciò si possono creare situazioni di malessere e di involuzione cognitiva e relazionale che assumono, spesso, i connotati dell'emergenza rischiando di minare gli stessi equilibri famigliari.

L'attività di supporto famigliare dell'Associazione si inserisce in questo particolare ambito con lo scopo di prevenire le difficoltà insorgenti e di garantire il diritto del disabile ad una vita sociale il più appagante possibile, favorendone l'integrazione sia con i compagni di esperienza sia con il mondo del volontariato che diventa, così, trait d'union tra il disabile relazionale stesso e l'ambiente dei normodotati. 

Il progetto strutturato prevede una serie di iniziative e di interventi mirati che si propongono di dare risposta ai bisogni formativi attivando un sistema di aiuto che garantisca il massimo sviluppo della personalità ed un inserimento sociale il più attivo e partecipativo possibile.

In questo contesto anche la persona diversamente abile  può acquisire modelli di comportamento e ruoli affermativi spesso negati, in quanto sempre dipendente dalla figura genitoriale. 

Lottare per una vita indipendente, per l’autonomia personale, per la possibilità di essere responsabili della propria esistenza, anche quando si vivono situazioni di non-autosufficienza e dipendenza, lottare per poter partecipare paritariamente alle stesse possibilità e vincoli del vivere collettivo, significa lottare per un fondamentale diritto umano, significa essere inseriti in quelle avanguardie etiche, culturali e politiche che rivendicano per tutta l’umanità condizioni di vita più dignitose e avanzate.

Nello svolgimento della sua attività l'Associazione si avvale di Educatori professionali e volontari oltre che di una psicologa con mansioni di indirizzo, coordinamento e programmazione.

Il consiglio Direttivo è composto dal Presidente, dal VicePresidente e da tre consiglieri.

Lo Statuto dell'Associazione e l'organigramma associativo sono scaricabili nell'area download.(In costruzione...)